A Star Shines Over Mt. Morris (Mercy of a Rude Stream, #1)

by Henry Roth

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E vennero anche quei primi indizi, quei segnali il cui significato avrebbe riconosciuto più tardi, a cui soltanto più tardi avrebbe saputo dare un nome, quando fece uno sforzo per comprenderli – quegli indizi di una vocazione. Qualcosa di congenito stava germogliando dentro di lui, identificabile, e tuttavia per lo più inespresso, un bisogno pressante che era unicamente suo. Il bambino nel suo giaccone che torna a casa dalla biblioteca della 124a Strada, alle sei del pomeriggio, l’ora di chiusura della sala di lettura al piano superiore: stretti sotto il braccio ha i volumi di miti e leggende che amava tanto. E passa sotto la collinetta del parco di Monte Morris nel crepuscolo autunnale, con la stella della sera sopra la torre di legno della campana, nel cielo limpido a occidente. Ed era così bello: un rapimento, a guardarlo. Gli pose un problema che mai si era sognato qualcuno potesse porsi: come si faceva a dirlo? Prima che il pallido crepuscolo azzurro ti uscisse dagli occhi, dovevi dirlo, dovevi usare le parole che lo dicessero: azzurro, indaco, azzurro, indaco. Parole che fossero pari, fossero pari a quella stella che fluttuava sulla collina e sulla torre; quali parole le erano pari? Solitaria stella che fluttua sopra la collina. Non brillante, naa… stellina che brilli, che brilli – quelle parole appartenevano a qualcun altro. Dovevi trovarle da te, le parole che fossero pari. Che fluttuava nella marea azzurra, potresti dire… forse. Come l’azzurraggio in cui la mamma sciacqua le camicie bianche. Naa, mica puoi dirlo, questo… Com’è luminosa. Una stella scintilla sulla collina del parco di Monte Morris. E scende l’oscurità, scende il freddo… Ehi, e se invece di freddo dicessi gelo? Una stella scintilla sulla collina del parco di Monte Morris. E scende l’oscurità, scende il gelo…

“Una stella sul parco di Monte Morris” è un romanzo che rappresenta il ritorno alla vita e, allo stesso tempo, è uno strumento per prepararsi alla morte. MORS è infatti l’acronimo di Mercy of a rude stream, citazione di Shakespeare scelta da Roth per dare il titolo al suo ciclo di romanzi autobiografici. Lo scrittore ormai vicino alla fine del suo tempo decide di compiere un’impresa ardua e grandiosa: recuperare la sua vita, trascriverla riportando ogni piccolo frammento, ogni ricordo apparentemente insignificante. Lo fa ripudiando il modello di Joyce impiantato su simboli e monologhi interiori, modello che invece era stato alla base del suo primo romanzo capolavoro: “Chiamalo sonno”. Roth decide di cambiare rotta e, soprattutto, di ritornare alla scrittura di romanzi dopo una rottura e una lontananza durate quasi tutta una vita. Per farlo sceglie di abbandonare il simbolismo e gli esperimenti modernisti: il suo scopo è quello di rinascere, di recuperare una vita autentica e genuina, di ricreare il suo passato per dare finalmente ordine alla sua esistenza. L’impianto del romanzo non è comunque usuale: Roth innesta all’interno della sua narrazione degli scambi di riflessioni tra il narratore stesso e il suo computer, Ecclesias, strumento necessario alla ricostruzione della sua esistenza.

Ah, Ecclesias, se la psiche fosse come questo monitor di computer in cui un cambiamento di parola, un cambiamento di frase, manda un’increspatura di cambiamenti attraverso l’intero schermo! Una specie di foglio elettronico a espansione dell’anima. Non ci possono essere simili increspature nei caratteri cuneiformi della mente, una volta impressi. O no?

Ecclesias risponde alle domande del narratore e lo incalza nei momenti in cuiegli sembra bloccarsi ed impantanarsi in quegli attimi del passato così importanti e spesso traumatici che hanno poi caratterizzato l’intera esistenza del romanziere. Le storie di Roth sono uno spaccato di un tempo e di una città: la Harlem abitata prevalentemente da ebrei e irlandesi nella prima metà del novecento. I suoi ricordi raccontano di una madre premurosa e dolce, di un padre burbero e completamente chiuso nei riguardi del figlio; prendono vita dalla penna del narratore anche zii e amici, datori di lavoro e insegnanti, bulli e loschi figuri. Roth dipinge un vero e proprio affresco della sua famiglia e dei suoi dintorni. Molto spesso lo fa con un groppo in gola.

Ma la sete sembrava legata a un vago, nuovo desiderio generato dal disincanto, come se l’intensa delusione distillasse il suo rimedio per alleviarla.

Il progetto MORS serve a Roth per alleviare anche questo tipo malinconico di arsura: lo scrittore deve far pace con la propria identità ebraica. In questo primo volume Ira bambino si ritrova più volte a voler rinnegare le sue origini, e il senso di solitudine che ne deriva lo allevia rifugiandosi in altri mondi, quelli delle storie contenute nei libri che legge.

Tutto ciò che chiedeva a un libro era di non rammentargli troppo che lui era ebreo; più un libro gli piaceva, più pregava che gli ebrei vi fossero ignorati.

Per sfuggire ai traumi della scoperta del sesso, della prevaricazione dei compagni irlandesi e dell’isolazionismo della sua gente Ira scopre quindi il potere della carta stampata, prima leggendo, poi intuendo ciò che egli stesso sarebbe stato in grado di fare maneggiando le parole.

”Se uno poteva esprimere con parole ciò che sentiva, allora ciò che sentiva gli apparteneva. Era una cosa che non si poteva dire a nessuno, ma era vera. Non era necessario avere reami e possedimenti per essere un nobiluomo nel modo in cui diceva il libro. Se lui riusciva a esprimere con parole i casi e i sentimenti della vita, poteva essere un nobiluomo lo stesso… anche se nessuno sapeva che titolo avesse.

Roth riscopre in vecchiaia ciò che aveva illuminato Ira bambino, e in questo modo riesce a riappropriarsi del suo potere e del comando di una nave che sembrava fuori controllo, impazzita dal flusso di una brutale corrente.
“Una stella sul parco di Monte Morris” segnala l’avvio dell’ambiziosissimo progetto di Roth. In questo volume lo scrittore alterna passaggi leggeri, dolci e divertenti a riflessioni ostiche e a volte poco digeribili. Le parti migliori sono proprio quelle in cui lo scrittore si lascia andare ai suoi ricordi; quando, invece, egli si sofferma sui dubbi circa l’appropriatezza del proprio narrare e del proprio ricordare, allora tutto rallenta e diventa più pesante. È riuscito comunque a creare una galleria di personaggi indimenticabili, e le sue storie sono di quelle che fanno accompagnare il sorriso da una lacrimuccia di dolce malinconia.

Title
ISBN9780312104993
Author
PublisherSt Martins Press
GanreFiction
Release date 01.01.1994
Pages count4
File size2 Mb
eBook formatHardcover, (torrent)En
Book rating4.52 (128 votes)

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